L'intervista a Sergio Quinzio, apparsa sul Corriere di martedì a proposito del suo nuovo libro Mysterium Iniquitatis che sta per uscire da Adelphi, ha provocato una serie di commenti. E un intervento di Maurizio Blondet, autore del pamphlet Gli Adelphi della discordia (n.d.r. Gli Adelphi della dissoluzione), in cui vengono ripetute le accuse di complotto anticristiano già rivolte alla casa editrice. Di diverso tenore il dibattito che l'intervista ha aperto fra intellettuali cattolici, a cominciare dai giudizi apparsi sull'Avvenire. Il libro di Quinzio consiste in due immaginarie encicliche di un futuro papa Pietro II: nella prima, eleva a dogma la resurrezione dei morti, nella seconda dichiara il fallimento della Chiesa, colpevole di essersi allontanata dalle Scritture per adeguarsi al mondo moderno. Per Vittorio Messori, "il grido di allarme di Quinzio è giustificato". "È vero", dice, "che la Chiesa ha subito un processo di eccessiva spiritualizzazione. Voglio dire che ci salveremo tutti interi, non solo l'anima. Ma l'annuncio di questo scandalo (la paolina "follia") non mi sembra più praticato oggi nella Chiesa". Anche Domenico Del Rio è sostanzialmente d'accordo con Quinzio perché "contrasta l'andazzo laicista che vorrebbe il Cristianesimo ridotto a etica". Molto critico, invece, Gianni Baget Bozzo, per il quale "Quinzio interpreta il Cristianesimo in modo giudaico e islamico". Per lui, ha dichiarato, "l'unica cosa che importa è la pura escatologia: nemmeno la vita eterna e la salvezza dalla morte. Secondo lui, la Chiesa ha fallito perché non dice che il mondo finirà: come se fossimo i testimoni di Geova". Critico anche Cesare Cavalleri, che mette Quinzio fra "coloro per i quali è meglio che la città terrena si dissolva al più presto così da far spazio alla venuta dell'Anticristo". Infine, Cesare Cardia, docente di diritto ecclesiastico a Pisa, dissente: "Non sono d'accordo con lui sul fallimento storico del Cristianesimo. Per me, anzi, proprio dal punto di vista storico il Vangelo è stato il maggior fattore di sviluppo dell'umanità". Pubblichiamo qui a fianco una breve replica di Quinzio.
