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30 maggio 1997 :: Corriere della Sera

Ora la sinistra si divide su don Milani

di Michele Brambilla 

Dopo averlo considerato una sorta di profeta del Sessantotto, ora la sinistra attacca don Lorenzo Milani. Lo fa notare Avvenire di ieri, che riprende un articolo di Michele Ranchetti pubblicato dal Manifesto nel trentennale della morte. Articolo in cui si accusa don Milani di «ricatto della santità»: di essere stato sì un innovatore quanto a proposta educativa, ma pur sempre, in sostanza, un prete, «attaccatissimo alla tonaca e ai sacramenti». Davvero impensabile, fino a qualche tempo fa. La figura e l'opera di don Milani sono al centro delle discussioni da più di quarant'anni; e anche nel numero di giugno del mensile Studi Cattolici, ad esempio, ci sarà un articolo molto critico nei confronti del sacerdote di Barbiana. Ma, a parte qualche voce isolata -come Sebastiano Vassalli, cinque anni fa- nel mondo della sinistra don Milani era considerato una specie di intoccabile. «Sono contento che don Milani sia stato attaccato dal Manifesto -dice Vittorio Messori- perché questa presa di distanza della sinistra sgombra finalmente il campo dagli equivoci. Don Milani era tutt'altro che quel demagogo progressista, quel contestatore che si volle far credere. Ho sempre pensato che sia stato un gigante del cattolicesimo come don Bosco. Certo, con un temperamento e in un'epoca differenti: ma in comune con don Bosco, che passa per un tradizionalista, don Milani aveva non solo la stessa divorante passione per i giovani, ma anche una fede granitica e del tutto ortodossa. Accentuò certi aspetti del Vangelo, ma non fu affatto un nemico della Chiesa, della quale accettò i richiami con grande spirito di obbedienza. «Non a caso -continua- non esiste una sola foto che ritragga don Milani in maniche di camicia, e neppure in clergyman: è sempre con la tonaca. E i progressisti è proprio questo che non sopportano, il prete che non si maschera. Guardi, la sinistra esce allo scoperto solo adesso, ma ha sempre diffidato di lui, perché la denuncia anti-borghese di don Milani non aveva niente di classista. Lui aveva la tipica concezione cattolica di "popolo", non di "classe"». E dello stesso parere è anche un uomo di sinistra come Giulio Ferroni, docente di Letteratura italiana alla Sapienza: «Mi pare assurdo contestare a don Milani di aver fatto una scuola "cattolica". Non si può pretendere che un prete non faccia il prete. La sinistra sbagliò allora, quando prese la scuola di Barbiana come un modello politico rivoluzionario; fu, invece, un'esperienza certamente estremista, ma di un estremismo religioso, con aspetti anche integralistici. Un'esperienza cristiana, anzi cattolica: da cui io mi sento lontano, ma che rispetto profondamente». In fondo, lo stesso parere di un altro intellettuale di sinistra, Edoardo Sanguineti: «Io ho delle riserve sull'esperimento di Barbiana, anche se le riconosco il merito di aver cercato di farla finita con una certa immagine della scuola. Ma le mie riserve vengono dal fatto che abbiamo una prospettiva diversa: io sono un non credente, lui era un prete». Ed è proprio questo che, evidentemente, a don Milani certuni non perdonano.

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