La superstar, invece che Gesù Cristo, rischia di essere Celentano. O Bob Dylan. E il Congresso eucaristico corre il pericolo di essere ricordato solo per la «discoteca in piazza con il Papa disk jockey. Per questo mi auguro che Wojtyla -senza pretendere di dargli lezioni su come si gestisce la Chiesa- si dia malato e sabato prossimo dia forfait alla tanto reclamizzata veglia con i giovani e le star del rock». Lo scrittore e giornalista cattolico Vittorio Messori è una delle pochissime voci critiche della colossale «kermesse spirituale», che, apertasi ieri nella città «rossa» per eccellenza (era presente in veste privata Scalfaro oltre a Romano Prodi, di casa), si concluderà domenica prossima: il XXIII Congresso eucaristico nazionale (Cen). Un evento «epocale» (sono attesi circa 300 mila pellegrini, 2500 pullman, centinaia di treni) per la Chiesa e i credenti che periodicamente si riuniscono a pregare e meditare su uno dei tre misteri fondamentali della Chiesa stessa (gli altri sono la Trinità e l'Incarnazione): quello dell'Eucarestia, cioè la reale presenza del corpo e sangue di Cristo nel pane e nel vino consacrati durante la Messa. Questo congresso assume uno speciale rilievo perché è l'ultimo del secolo e, secondo il Papa, «costituisce una tappa privilegiata nel cammino di preparazione al grande Giubileo del Terzo Millennio». L'avvenimento, inoltre, non poteva passare inosservato perché si svolge nella città «capitale» di quello che un tempo fu il più grande partito materialista d'Occidente. È la seconda volta, infatti, che Bologna ospita il Congresso, ma la prima risale al 1927. Il capoluogo emiliano non ha lesinato sforzi per organizzare al meglio il traffico e i trasporti pubblici (anche se i sindacati di base dell'azienda trasporti hanno confermato lo sciopero dei mezzi), l'assistenza sanitaria (sono pronte 183 ambulanze, 120 medici, centinaia di infermieri), l'igiene, la ristorazione (ha preparato convenzioni con ristoranti per 13 e 17 mila l ire). Si è costituito un Comitato di alto patrocinio, che dal prefetto al sindaco, dal presidente delle Coop a quelli della squadra di basket e del Bologna calcio, annovera 41 persone. L'arcidiocesi di Bologna d'altra parte si era messa in moto l'anno scorso, coinvolgendo tra commissione di esperti, comitato preparatorio, dodici commissioni, gruppi di animazione spirituale quasi 200 bolognesi (nell'elenco è compreso anche don Giuseppe Dossetti, morto lo scorso anno). E ha preparato migliaia di medaglie ricordo d'argento (da 10 a 28 mila lire l'una) e d'oro (50 mila). E ieri questa «Olimpiade dello spirito» (che prevede 50 eventi, fra cui 5 mostre, 6 concerti, conferenze dei cardinali Ratzinger, Saldarini e Martini, giornate dedicate ai ragazzi, agli sportivi ai malati..) è partita: alle 12 le campane hanno suonato a distesa e alle 18 il cardinale Camillo Ruini, legato pontificio, ha portato il saluto di Wojtyla, in una piazza Maggiore scarsamente affollata, ribadendo «la sollecitudine del Papa per la Chiesa, per Bologna e per l'Italia». Verso le 20.30, dopo l'arrivo delle processioni dei fedeli partite dalle 12 porte, l'arcivescovo Biffi ha presieduto la solenne adorazione eucaristica. Gli unici a fare da guastafeste in mattinata erano stati l'Arcigay e l'Arcilesbica che avevano annunciato l'apertura del Cen con uno striscione tricolore dispiegato dalle torrette del Cassero di Porta Saragozza su cui comparivano due date: «20-9-1870, Porta Pia; 20-9-1997, Porta Saragozza», e una scritta: «Libera Chiesa in libero Stato». Un modo clamoroso -hanno fatto sapere- per chiedere ai cattolici di adoperarsi contro la discriminazione degli omosessuali.
