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23 agosto 1998 :: Corriere della Sera

Messori: non è da arcivescovo inveire così contro i magistrati

di Michele Brambilla 

«Sia chiaro: sono assolutamente convinto che si tratta di un equivoco, e che il cardinal Giordano uscirà pulito da questa storia. Però mi lascia molto perplesso il modo in cui ha reagito». Perché, Messori? «Con tutto il rispetto, ha parlato come un politico di Tangentopoli. Tintinnìo di manette, connivenze tra stampa e procure... Intendiamoci: io non credo affatto all'infallibilità dei magistrati, e anzi per certi aspetti penso che Mani pulite sia stato un golpe politico. Ma un cardinale non può mettersi sullo stesso piano di un sottosegretario craxiano. A un certo punto ha detto: "Io non sono mica Berlusconi"! Andiamo... Intanto, ha mancato di carità nei confronti dell'uomo Silvio Berlusconi. E poi di consapevolezza del proprio ruolo». è un uomo anche lui. Sarà stato scosso, alterato... «Tutto quello che vuole. Ma quando si ricopre una carica del genere si hanno doveri diversi da quelli di un privato cittadino. Mi permetto di dire che questo inveire contro la magistratura rivendicando la propria innocenza e rettitudine non è da arcivescovo. E mi permetto anche di dire che un cristiano non può autoassolversi». Il giorno prima aveva giurato anche sull'innocenza di suo fratello. «E anche questo io lo trovo preoccupante». Preoccupante? «Ma sì, perché è indicativo di un clima pericoloso che si è fatto strada in certa parte della Chiesa. Ogni volta che qualche personaggio di primo piano della gerarchia viene accusato di un reato si reagisce dicendo che è impossibile, che sono calunnie e così via. E' come se si cercasse di convincere la gente della propria impeccabilità. E' come se si dicesse: ascoltate noi preti, perché siamo uomini senza macchia, che diamo il buon esempio». E invece... «E invece l'unica risposta cristiana che si deve dare in questi casi è ricordare, realisticamente, che non esiste un solo uomo senza peccato, e che tutti, vescovi e preti compresi, per salvarsi hanno bisogno della misericordia di Dio. Il dramma non è quando il vescovo ha l'amante o fa l'usuraio. Il dramma è quando la Chiesa non annuncia più la fede e si limita a parlare di morale, come troppo spesso accade da parecchi anni». Rischio di moralismo? «Ma sì, moralismo e giustizialismo, queste sono oggi le due peggiori tentazioni del mondo clericale. Si pretende che la gente osservi certe prescrizioni morali senza spiegare perché dovrebbe osservarle, senza cioè più annunciare il fatto cristiano. L'uomo d'oggi ha una grande sete di infinito , vuol sentirsi dire chi è e perché esiste, vuole capire il Mistero in cui avverte di essere immerso. E invece di sentirsi dare risposte su questo, si sente dire che deve comportarsi bene, magari seguendo il "politicamente corretto"». E così, quando a comportarsi «male» è un uomo di Chiesa... «Non si può dire altro che l'accusato è innocente. Francamente, è questo che mi preoccupa di più, non l'eventualità che un sacerdote possa macchiarsi di reati anche gravi. Il cristiano ha ben presente la distinzione tra la Chiesa e gli uomini di Chiesa. La prima, in quanto corpo di Cristo, è santa; i secondi, in quanto uomini, sono peccatori». Sofismi, dirà qualcuno. «Realismo, rispondo io. La Chiesa deve annunciare la Verità, non cercare di essere un'impossibile "comunità di perfetti". E anzi, mi consenta, ma il fatto che la fede sia arrivata fino a noi nonostante i peccati degli uomini di Chiesa mi sembra che debba far riflettere. Un'istituzione solo umana non avrebbe retto alla fragilità dei suoi membri».

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