Emma Bonino e Silvio Berlusconi, il diavolo e l'acqua, se non proprio santa, forse santificabile. I vescovi italiani e il mondo cattolico, che hanno accolto con cauto quanto silente compiacimento l'affermazione elettorale di Forza Italia, guardano con apprensione all'ipotesi, al momento tutta teorica, di un'alleanza tra i due. Ma come? Proprio ora che cominciava a profilarsi una nuova Dc, un grande centro in tutto aderente alla linea del Partito Popolare Europeo, la ragazza Bonino ti va a prendere il 9 per cento dei voti? La Chiesa può farsi andare bene, oggi, quello stesso Silvio Berlusconi che, nel '94, su Famiglia Cristiana, veniva pubblicamente dichiarato in stato di peccato mortale giacché, divorziato e risposato, continuava a comunicarsi ogni domenica. I disegni della Provvidenza, si sa, sono insondabili e si perdona il peccatore che marchi le sue bandiere con i valori della Chiesa. Ma se poi li marchia con quelli di Emma Bonino? Il primo a interpretare il diffuso disagio è stato monsignor Maggiolini, vescovo di Como, che già lunedì scorso, di fronte all'Emma vittoriosa, ha fatto squillare l'allarme. Due giorni dopo, riconferma i timori: «Alla Bonino riconosco la capacità di sapersi esprimere in termini concreti. Ciò detto, considero preoccupante la sua affermazione, la Bonino è radicale e nel carnet dei radicali c'è, per dire, l'omosessualità messa sullo stesso piano dell'eterosessualità, la liberalizzazione della droga, per non parlare dell'aborto, del divorzio...». Il vescovo di Como considera quel 9 per cento di voti conquistati da Bonino la spia di una potenziale diffusione in massa dei valori liberali e radicali e non sembra convinto che «un grande partito moderato» (monsignore non cita mai i singoli partiti) sia poi in grado di imbrigliare «una logica che esprime il culto della trasgressione e della diversità». «E' vero che allearsi con la lista Bonino risulta difficile a tutti, ma, se il vento della maggioranza degli italiani spira là dove lo inseguono i radicali, anche un grande partito moderato finirà per tenerne conto». Finirà per tenerne conto? Proprio partendo dalle preoccupazioni di monsignor Maggiolini, lo studioso cattolico Vittorio Messori analizza l'attuale rapporto tra Chiesa e Forza Italia: «Un'assemblea composita come la Cei ricorda un poco la convenzione della Rivoluzione Francese. C'era la sinistra giacobina, la destra girondina e il Marais, la "palude" centrista che cercava di limitare i danni senza prendere posizione. E' quel che accade oggi tra i vescovi. La maggioranza non è schierata, solo spaventata all'idea di scontentare una parte o l'altra dei pochi praticanti rimasti». Ecco dunque, secondo Messori, l'avvenuto sdoganamento di Silvio Berlusconi, «sdoganato non in quanto Berlusconi ma come l'uomo che ossessivamente dice di voler ricreare il centro. La maggioranza centrista dei vescovi, il Marais, non è attratta dal Cavaliere, ma dal miraggio del centro». E poiché una buona fetta di praticanti ha cominciato a votare Forza Italia riconoscendone la collocazione moderata, il Marais vescovile torna a sperare in un nuovo centro che tutto tenga. «Ma una cosa i vescovi in questi anni l'hanno imparata -conclude Messori- non consiglieranno mai esplicitamente il voto e si guarderanno bene dal suggerire a Berlusconi di mettere una croce sul suo simbolo. Se Forza Italia si chiamasse Forza Chiesa, i vescovi ci rimetterebbero». D'altra parte, ragiona monsignor Maggiolini, ormai la diaspora dei cattolici è un fatto, «e non le pare strano che certe forze, certi partiti, che prima rivendicavano l'autonomia della politica dalla gerarchia ecclesiastica, ora proprio alla gerarchia si rivolgano, appellandosi all'unità dei cattolici?». Una pietra tombale cade su quel che resta del Ppi, e del resto, proprio per le Europee e in considerazione della diaspora dei cattolici, la stessa Comunione e Liberazione ha apertamente appoggiato candidati diversi e dei due diversi Poli: tra gli altri, Enzo Bianco e Rutelli dell'Asinello, i cislini Cocilovo e Martino del Ppi, Raffaele Fitto di Forza Italia. Alla storica Simona Colarizi torna in mente il patto Gentiloni, l'accordo segreto siglato nel 1913 dal presidente dell'Unione elettorale cattolica con i liberali giolittiani: voto cattolico ai candidati che accettavano un programma concordato. Rieccoci dunque alla vittoriosa Emma Bonino: quale programma potrebbe mai concordare con la Chiesa? «Nessuno» è l'opinione della Colarizi. Ma lo storico cattolico Giorgio Rumi invita all'ottimismo: «La Chiesa ha altri problemi. Diamo fiducia alla Bonino, mica si può legare per sempre una persona a una militanza antica».
