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20 dicembre 2002 :: Panorama

Mi raccontò a cuore aperto la sua verità

di Vittorio Messori

Non facciamo i furbi –è già successo in tanti necrologi- buttandola sui “valori umani“ e banalità del genere. E’ stato lui che volle che scrivessi, nero su bianco, la sua verità, anche se a molti suona scandalosa. Leonardo non si è convertito alla filantropia massonica, al solidarismo da piagnone, alle ipocrisie da partita del cuore e  da maratona televisiva, alla melassa del politicamente corretto. Tutte cose che, me lo ripeté più volte, gli fastidiose, così come lo sono a me. Leonardo ha aderito alla fede integrale propostagli –da dieci anni, puntualmente, ogni settimana, da un direttore spirituale dell’Opus Dei. Un confessore che, come tutti quelli dell’Opera –amata ed odiata, benedetta ed esecrata- nascondono il pugno di ferro di un’ortodossia spagnola sotto il velluto delle buone maniere e sotto il buon taglio dell’elegante clergyman. Leonardo ha reimparato che cosa sia la fede su quel catechismo di San Pio X che l’Opus Dei ha utilizzato anche dopo il Concilio, rifiutando di impiegare i testi esangui  proposti da vescovi che rifiutavano di dirsi maestri di fede e si dichiaravano ”in ricerca“.

Quando gli chiesi di sintetizzarmi in due parole qual era, per lui, il senso profondo, autentico della vita, non esitò a recitarmi a memoria la risposta di quell’antico  catechismo alla domanda "Perché Dio ci ha creati?". Risposta che, per gli immemori, suona seccamente così: "Dio ci ha creati per conoscerlo, amarlo, servirlo in questa vita e goderlo poi nell’altra, in paradiso". Ed ecco che cosa  mi rispose, testualmente, alla domanda su ciò che si aspettava dopo la morte: "L’ingresso in un mondo di luce, dove il significato di tutto sarà finalmente chiaro. La moltiplicazione della gioia. L’amore finalmente senza limiti". Ora, da venerdì 13, giorno di Santa Lucia, proprio questo sperimenta. Era sicuro che quella dimensione davvero esiste e, per essere degno di entrarvi, si è preparato dieci anni, tra sacrifici, difficoltà, ostacoli che Dio solo conosce, valuta e premia. Per quel che conta, anch’io scommetto che quella speranza non è un’illusione. Dunque , dopo la dolorosa stilettata all’annuncio del suo “passaggio“, ho gioito per lui e con lui. A caldo, con il redattore dell’Ansa in linea, mi è sfuggito un: "E’ andato in paradiso". Con umiltà, senza di certo arrogarmi alcun giudizio, spero e credo che sia così. Ma allora,  che amico sarei, se non rimuovessi il dolore e non fossi contento per lui, che ce l’ha fatta?

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